chi ben comincia

L2013: Chi vuole un torta?
M: Io grazie.
L2013: Sono cinquanta euro
M: Ammazza. E lo scontrino?
L2013: Qui non c’è scontrino.
M: Senza scontrino non la compro.
L2013: Ok. (gira gli occhioni al cielo e con malagrazia mi porge un qualcosa). Ecco qui tre.
M: Come tre?
L2013: Ho scritto tre sullo scontrino.
M: Ma io ti ho dato cinquanta.
L2013: Si. E qui tieni tre.
M: Ma non é uguale.
L2013: Va bene. Vai vai.

Nessuno è infallibile

Come ogni estate succede. Ci si chiede tutti come si possa. Eppure succede.

Si sta muti davanti alla notizia, sgomenti e increduli.  “Come può una mamma/ un papà dimenticare il bambino in auto?”.

Sono genitori amorevoli, genitori attenti, genitori modello, genitori soddisfatti e appagati. Sono genitori stanchi.

Eh già, i genitori sono stanchi. Ma per chi lo confessa scatta subito la solfa “Li hai fatti? Sono i tuoi! Eh, te li sei voluti?!”.

Si, i figli sono voluti, desiderati, anelati e tanto tanto amati, ma sono anche dannatamente stancanti. E se poi vengono aggiunti al carico che già ognuno di noi ha in questi tempi, possono essere la goccia che fa traboccare il vaso. E succede a tutti, a me per prima.

Una sera qualunque, di un giorno qualunque. Torno dal lavoro, li ritiro dalla nonna di turno, faccio la spesa e cerco di ricordare dove ho messo la lista dettagliata che ho scritto la sera prima con tanta cura; penso a cosa preparare per cena, se devono fare il bagno, a cosa aveva chiesto la maestra di portare domani (tempera rossa e cartellina blu, o viceversa?), metto il memo per i vaccini (controllare la prenotazione, chè son già quasi tre mesi dall’ultimo richiamo), mi ricordo di colpo che sabato 17 c’è il compleanno dell’amichetta, ma è già martedì e non ho un regalo, nemmeno una idea. Inoltre, sono sicura che da qui a là non avrò nemmeno tempo per cercarlo. Perché se sabato è 17, venerdì è il 16 e ci son tutte le scadenze del mese di casa e ufficio da mettere in memoria su home-banking. Arrivo alla cassa, impacchetto, pago, carico in macchina, lego i bambini. Parto. Arrivo a casa e mi chiedo se i 5 semafori che ho appena passato fossero rossi o verdi. Se sono ancora viva e posso riderne, vuol dire che erano verdi. Oppure qualcuno mi ha messo una mano sulla testa.

Non è l’unico episodio.

Agosto 2015. Partiamo per le vacanze, due giorni di preparativi: uno per chiudere l’ufficio ed essere (quasi!) sicura di non aver dimenticato niente, aver avvisato tutti i clienti che dal/al non ci sarò, aver impostato la risposta mail automatica, i pagamenti on line, aver girato tutti i telefoni sul mio privato; uno per chiudere casa (organizzare “annaffio piante, consegne per il postino, frigo vuoto) e fare le valigie con le due che più metti dentro, più tirano fuori seminando mutande, calze e magliette per tutta la casa, il terzo che piange per il caldo, la fame, l’agitazione della altre due.

Alla fine mi arrendo e mi riduco a fare le valigie la sera, dopo averli messi a dormire: e se fa freddo, e se fa caldo, e se piove, se tira vento, se si sporca, se però c’è una festa, se…..alla fine ho tre trolley per tre figli e non sono sicura di aver messo tutto ciò che può servire.

La mattina della partenza, controllo per la decima volta le medicine, i documenti, le piante, la spazzatura (buttata tutta?), le merendine per il viaggio, l’acqua, i giochini e un cappellino, perché se il sole picchia…. Avete fatto la pipì? Ho chiuso il gas? Mamma….cacca! Perfetto meglio ora che poi. Mamma….. io non voglio andare in macchina. Ho preso il caricatore del telefono? Devo chiamare la signora della casa un quarto d’ora prima del nostro arrivo. Mammaaaaa, ho finiiiiiito. Lavo il piccolo, controllo ancora una volta i documenti, i soldi e i medicinali. Ok tutti in macchina, chiudo casa e butto l’ultima spazzatura che era rimasta nascosta sul terrazzo.

Dopo 6 ore di viaggio, 5 pause pipì, 1 vomito, 1 poppata e 3 telefonate di lavoro, finalmente arriviamo e con gioia mi accorgo che i 32 gradi di afa della Padana hanno lasciato il posto ai 12 gradi ventosi dei 2.000 mt. Scendo dalla macchina e porto i bambini in casa, ritorno a prendere i trolley con tutto l’occorrente. Peccato che i trolley non ci siano. Li hanno rubati! E’ il mio primo pensiero e ripercorro mentalmente il viaggi a ritroso, pausa dopo pausa per vedere dove sia potuto succedere. A ritroso a ritroso fino a quando…..mi rivedo chiudere la porta di casa carica come uno sherpa, con in bocca le chiavi della macchina, che lancio l’ultimo sguardo alle piante e capisco cosa non mi tornava! Accanto alle piante c’erano i trolley. E chiaramente sono rimasti li. Siamo partiti con tutto tranne che con le loro valigie. Ora sono seduti in salotto con pantaloncini e canotta, camino acceso e due paia di calzettoni da sci (uno nei piedi e uno nelle mani) in attesa che apra il supermercato più vicino per prendere ciò che ci manca. Tutto. Ed anche qui, una sana risata con gli amici, ricordando l’accaduto. Il commento benevolo “Sei esaurita!”, e giù ancora a ridere.

Sempre Agosto ma 2011. Svuotata la casa di tutti gli orpelli di P2011 (che allora avrà avuto quasi sei mesi), dobbiamo lasciare il testimone ai nonni. Scendiamo e saliamo ste maledette scale almeno venti volte per caricare la vaschetta, il fasciatoio gonfiabile, il lettino da campo, il passeggino, la valigia di P2011, pappe, cambi per il viaggio, giochini, e chissà che altra scemata ci eravamo portati dietro.  Stremata da P2011 che non dormiva un momento, dal riprendere il lavoro, in verità mai cessato del tutto, dall’idea del rientro, le poppate, inserimento al nido. Controllo quattro volte di aver lasciato la casa in ordine, di avere preso, tutto. Saluto i nonni. I convenevoli e le raccomandazioni del caso. Scendo apro la macchina, metto in moto e saluto dal finestrino. Il nonno sul balcone si sbraccia e dice qualcosa. Non capisco, vedo che boccheggia muto. Abbasso il finestrino e sento distintamente: “Ma la bambina non la prendete?!”. Ho dimenticato la bambina sul tappeto del salotto. Chiusa perfettamente nel suo ovetto pronta per partire, ma sul tappeto del salotto.

E giù altre risate. “Forse dovresti andare in vacanza! Anche se le hai appena finite!!”. Prese in giro che durano ancora oggi, ma tutto finisce in una risata.

Questi episodi sono fin buffi raccontati così, ma fanno capire fino a che punto può arrivare il carico di cose a cui pensare, che ti sposta l’attenzione e ti fa “chiudere gli occhi”. Io stessa ci sono cascata. Non mi reputo una super mamma, ma nemmeno una madre snaturata, eppure anche a me è successo e succede di avere dei black out. Fortuna che hanno avuto luogo con queste dinamiche. E poi ci abbiamo riso tutti sopra.

Ma se invece del tappeto del salotto l’avessi dimenticata in macchina, ad agosto alle 14.00? Nessuno avrebbe riso. Chi mi conosce se ne sarebbe stupito e forse avrebbe avuto compassione. Chi non mi conosce, avrebbe puntato il dito, scritto le peggio cose sui miei profili social, ostracizzandomi e mettendomi alla gogna. Magari minacciandomi con un cappio al collo. Senza però pensare che se fosse successo, il cappio al collo me lo sarei messa già da sola.

Puntare il dito, maledire, offendere sono gesti inutili, sterili e persino cattivi. Rientrano nella sfera del “dire” e con le parole non si fa. Proviamo ad entrare nel mondo del fare e diamoci una mano, chi può e come può. Si deve agire, tutti insieme perché siamo tutti sulla stessa barca.

A volte è solo il caso, siamo tutti deboli, siamo tutti umani e fallibili. Ricordiamocelo.

 

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indipendence day

P2011: Adesso basta. Me ne vado.

WM : Ti do lo zaino e ti aiuto a preparare le tue cose.

P2011: Bene. Allora io ci metto i giochi

WM: Vado anche a prepararti un panino per stasera. Così mangi

P2011: Non mi serve. Vado dalla nonna. Abita al di là del parco. Non devo nemmeno attraversare la strada.

la verità ti fa male lo so

L2013: Come sei bella mamma!
M: Grazie. Ma tu sei più bella.
L2013: Io non sono bella, sono terribile. Lo dicono tutti.

The invisible man

Ho già parlato sul blog di quanto io sia affascinata da E2015, ma era una lode generica di tutti i bambini piccoli e della loro resistenza/resilienza.

Ad oggi E2015 ha sviluppato altri super poteri. Per esempio è riuscito a diventare invisibile.

E2015 non chiama mai, non si sa mai dove sia esattamente. Non chiede come le sorelle mille cose al minuto, si arrangia. Ha uno sgabello dell’ikea che trascina per casa (in assoluto silenzio!) e con la cui complicità arriva nei posti più impensati a prendere ciò che vuole.

E’ onnisciente ed ha la vista raggi X. Anche se non lo da a vedere E2015 sa dove sono tutte le cose della casa e conosce ogni nascondiglio. Ad onor del vero ogni tanto chiedo a lui se ha visto il mio telefono, o sa dove sono le chiavi della cantina. Puntualmente, senza dire una parola, si allontana e in capo a cinque minuti torna con in mano l’oggetto del mio desiderio.

Sa dove sono i biscotti, che prende senza chiedere con l’aiuto del fido sgabello.

Sa dove nascondo il telecomando e ne fa l’uso che vuole, accendendo la TV e cambiando canale a suo piacimento.

Sa dove è il tablet, lo sblocca, accede a Netflix, apre il suo account e scientemente sceglie il cartone da vedere. Poi si sdraia sul suo letto a gambe incrociate e che il divertimento abbia inizio.

Sa dove sono i dvd, li prende e li inserisce nel lettore, chiude il cassettino (correttamente con il pulsante cosa che mia madre non sa ancora fare), prende il telecomando e si guarda il film.

E’ l’uomo che padroneggia il meteo. Quando capisce che iniziano le grandi manovre per uscire, va in camera sua e sceglie i vestiti da indossare. Che sia estate o inverno, che piova o ci sia il sole a lui poco importa. Rimane irremovibile; deve mettere i capi che dice lui, storie non ce ne sono. Tanto meno scuse.

E’ l’uomo Esperanto. Non parla ancora in maniera chiara. Tutto è “mino” (cagnolino, bambino, giochino, etc…) o “mina” (seggiolina, macchinina, bambina, etc..). Ciò nonostante si fa capire benissimo da tutti. Anche gli estranei immediatamente vengono ammaliati e si fanno in 50 per riuscire a capire quale sia il mino/mina l’oggetto del contendere. D’altro canto, io sono sicura che lo faccia per prendermi in giro. Una  volta l’ho sorpreso uscire dallo studio con fare sospetto e gli ho chiesto a brucia pelo “Cosa nascondi dietro la schiena?”, ha risposto schietto e rapido “pinzatrice!”. Allorchè io non ho pensato “che cacchio fa con una pinzatrice?!”, ma mi sono complimentata su quanto bravo sia stato a pronunciare la parola correttamente.

E’ un maestro della sorpresa e del sospetto. E2015 fa i danni e poi scappa, non lasciando tracce, ma solo dubbi sul fatto che possa essere veramente stato lui a combinare il disastro. Come un ninja, si nasconde in casa e rimane in assoluto silenzio, anche se lo chiami a squarciagola per delle mezzore. Nemmeno le sorelle sanno dove è, perchè si sposta da un nascondiglio all’altro.

L’ultima volta l’abbiamo trovato per caso, dopo circa 40 minuti di ricerche. E’ stato tradito dalla luce azzurrognola del tablet che stava guardando sotto il lettone, dove avevamo già controllato, almeno due volte.

E’ un super eroe, sono giunta a questa conclusione. Imbattibile nel nascondersi, nel mimetizzarsi nella stanza, nello stupire, nell’arte dell’arrangiarsi.

Ma il suo super potere più letale è quello dei super baci, si perché qualsiasi cosa io dica o faccia (urli, strepiti, minacce), l’ultimo bacio deve essere il suo.

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Equilibrio sopra la follia

Nonostante noi si sia così diversi in famiglia, c’è sempre un qualsivoglia equilibrio che viene a crearsi e ci permette di galleggiare anche nelle situazioni più impensate.

Per me è una sorta di teoria dei vasi comunicanti, chi più ha da una parte, chi più prende dall’altra. Un tira e molla che si conclude nel mezzo, riportando tutti in gioco.

Vale per le energie: tanto meno ne ho io, quante più ne hanno loro (v. parcogiochi), o viceversa tanto più ne abbiamo io e LPBDM, tanto più loro ne sono privi (camminate in montagna).

Vale per la pazienza: la mia vien meno, cresce la loro (in coda per salire sulle giostre); la loro scema, la mia aumenta (tutte le altre situazioni).

Vale per l’appetito: tanta più fame ho io, tanto meno ne hanno loro (momento canonico dei pasti); tanto più sazia sono, quanto più hanno fame (esattamente quando ho finito di riassettare a cucina).

Vale per il sonno: i miei occhi si chiudono senza possibilità di appello, i loro si spalancano come monete da 2 euro (la domenica mattina egli altri giorni di festa alle 6.00); crollano dal sonno e io sono a mille (il resto della giornata).

E’ un ritmo folle, un equilibrio precario da ottovolante, ma questo è il nostro essere famiglia ora: con un 6, 4 e 2 anni che si aggirano per casa, non come ospiti, ma come residenti.  Loro hanno le nostre regola da seguire. Noi le loro esigenze da rispettare.

Entrambe le parti ogni tanto tirano, ogni tanto mollano. L’importante è cercare di rimanere sempre nel mezzo.

 

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stelle e sorelle

P2011: Vuoi vedere le stelle?
L2013: No grazie
P2011: Vuoi vedere le stelle?
L2013: No
P2011: Vuoi vedere le stelle?
L2013: Ho detto di no
P2011: Vuoi vedere le stelle?
L2013: No. Che palle!
P2011: Non si dice.
L2013: Va bene. Che palle! Però

 

c’è sempre speranza

Oggi, a circa due anni dal primo post, LPBDM ha scoperto che ho un blog.

E’ successo come nei film.

Dopo aver messo a letto l’ultimo dei bambini, sono tornata in soggiorno e l’ho visto sbirciare il cellulare e ridacchiare.

“Cosa fai? Pinterest?” (è un drogato di Pinterest!)

“No, stavo leggendo il blog. Divertente”.

“Che blog?” Mai e poi mai avrei pensato a questo blog.

“Il tuo”.

“Davvero?”

“Si, lo trovo divertente e mi ricordi tante cose di cui mi ero scordato”.

Perfetto! questo è lo scopo. Obiettivo centrato!! Posso andare a dormire soddisfatta.

 

 

La regina dei topi (di biblioteca)

Chi mi conosce sa che come madre sono sempre basso profilo, non inneggio mai ai successi o alla bravura dei miei figli (anzi a ben pensarci dovrei farlo di più), ma P2011 oggi ha vinto il concorso di lettura della biblioteca e io son proprio contenta.

Ogni venerdì, per circa 5 mesi, con pioggia, vento, neve e fratelli dormienti, mi ha obbligato ad andare in biblioteca.

Io la accompagnavo fino all’ingresso, però non potevo proseguire con lei, dovevo aspettare nella sezione dei grandi.

Entrava sicura, puntava l’accoglienza, dove siedono le bibliotecarie, salutava, due parole e poi si dirigeva nell’aula studio dei piccoli.  Dopo un’attenta analisi (dai 20 ai 40 minuti), sceglieva un libro, lo portava all’accoglienza, compilava la scheda (altri 10/15 minuti)  e finalmente potevamo dirigerci verso casa.

Si teneva il libro vicino al letto e lo leggeva durante la settimana; anche un paio di volte per essere sicura di ricordare i particolari per dare la risposta giusta.

Il venerdì seguente ricominciava il viaggio verso la biblioteca. Entrava, consegnava il libro, lo commentava, rispondeva alla domanda. Una volta sola ha tentennato, ma non ha trovato scuse e ha chiesto solo più tempo per “cercare la risposta nella testa”.

Ogni settimana, per 5 mesi. Non c’è stato mal di pancia, pigrizia, festa di compleanno o scusa che tenesse. Tutte le settimane la stessa solfa.

Beh, alla fine ha vinto il premio di lettrice più assidua nella fascia 6 anni. E io sono super felice. Non è il premio in sé che mi gonfia il petto, è il fatto che ci ha messo impegno. Si è data da fare, si è imposta una disciplina, ma soprattutto un obiettivo. E lo ha raggiunto. Da sola.

Ecco P2011, mi auguro che di questa esperienza ti rimanga la consapevolezza che impegnandoti, puoi arrivare ovunque. Che la fatica viene premiata, che gli sforzi portano al raggiungimento dell’obiettivo.

Non sarà sempre così, vedrai passare avanti persone senza arte, nè parte ma con conoscenze; belle senza cervello; amici e parenti di; figli di… tanti figli di.

Ma non preoccuparti, ciò che avrai conseguito e che avrai fatto tuo, non potrà portartelo via nessuno.

Ora però non pensiamoci, andiamo ad appendere il tuo diploma e, come dici, spariamoci questo libro che mi sembra una bomba!

 

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